VERSO IL CENTRO DEL MONDO

di Carlo de Giacomo

Il 15 luglio 1099 dopo un sanguinoso assalto Gerusalemme cade.

Il Tempio di Salomone è in mano ai Cristiani.

Nove cavalieri compiono il loro pellegrinaggio in “Terra Santa” ponendosi come compito principale quello di difendere i pellegrini nel loro difficile cammino dal porto di Jaffa alla città di Gerusalemme. Questa la storia, ma cosa ha spinto un appartenente all’aristocrazia medio alta quale era Ugo de Payns ad abbandonare tutti i suoi averi e a recarsi in Terra Santa per vivere di elemosine.

templariosimagens02Altrettanto inspiegabile, per gli stessi motivi è l’adesione ad un Ordine non ancora completamente riconosciuto di Ugo conte di Champagne, uno dei più potenti feudatari del Re di Francia; tale passo viene addirittura duramente criticato da San Bernardo da Chiaravalle che, in seguito a misteriosi motivi, da fiero oppositore all’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo, ne diventerà l’ideologo e il principale artefice del loro successo.

Per ben nove anni i cavalieri restano in nove, non accettano nessuno nel loro Ordine, ed è un numero esiguo al fine di espletare un compito tanto arduo quale quello cui si erano prefissi, ovvero rendere sicura una via infestata da predoni e banditi; inoltre risulta che in questo periodo i cavalieri non partecipano ad alcun combattimento nonostante le numerose campagne intraprese da Baldovino II per mantenere sicuro il regno. Solamente dopo il 1128, anno in cui Ugo de Payns, accompagnato da altri cinque cavalieri torna in Francia e l’Ordine viene ufficialmente riconosciuto al concilio di Troyes, l’Ordine si trasforma in un vero e proprio esercito.

È probabile che il principale compito dei cavalieri non sia stato la difesa dei pellegrini, bensì la ricerca di un qualcosa di celato, e proprio nel Tempio di Salomone. Non dimentichiamoci che il luogo più accanitamente difeso di Gerusalemme dai mori è stato proprio il Tempio, e forse non solo per motivi strategici.

Difatti dopo nove anni dediti alle ricerche e non alla difesa della Palestina, Ugo de Payns torna in Francia, dopo che sembra abbia ritrovato il tesoro tanto agognato.

Louis Charpentier nel suo testo “I misteri dei Templari” afferma che il tesoro è costituito dall’Arca dell’Alleanza e dalle Tavole della Legge, altri autori dal Sacro Graal che secondo alcuni sarebbe rappresentato da un vassoio d’oro, secondo altri da una pietra preziosa, ed infine da una coppa dove Giuseppe d’Arimatea avrebbe raccolto il sangue di Gesù.

Figures_The_erection_of_the_Tabernacle_and_the_Sacred_vesselsSono ipotesi difficilmente valutabili, certo qualcosa devono aver trovato, qualcosa che racchiuda il sapere Egiziano ed Ebraico.

Non bisogna comunque perdere di vista il significato simbolico, infatti il Graal rappresenta un importante simbolo mistico nella tradizione iniziatica cristiana che a sua volta sembra derivare dal Toson d’oro, altrimenti noto come Vello d’oro degli Argonauti, dall’Arca dell’Alleanza e da altri oggetti mitici che hanno come comune denominatore l’oro, il metallo rilucente da sempre ricercato dagli alchimisti.

Questo simbolo, che nelle diverse culture ha cambiato nome, ma non significato, potrebbe rappresentare l’illuminazione della verità, lo strumento di conoscenza, il Verbo, la Luce, tutto ciò che è in grado di illuminare l’intelligenza umana; pertanto secondo alcuni autori il Toson d’Oro, l’Arca dell’Alleanza o il Sacro Graal non sarebbero altro che il simbolo di un’unica conoscenza iniziatica che muta nome nel corso dei secoli.

Graal_DG RossettiFra gli attributi, poi, dei Templari, uno dei più conosciuti è quello di «guardiani della Terra Santa». Sicuramente, se ci si attiene al significato più esteriore, si trova una immediata spiegazione di ciò nel nesso che esiste fra l’origine di questi Ordini e le Crociate, poiché  per i Cristiani, come per gli Ebrei, sembra che la «Terra Santa» non indichi altro che la Palestina.

Tuttavia, la questione diventa più complessa allorché si consideri che diverse organizzazioni orientali, di indubbio carattere iniziatico, come gli Assassini e i Drusi, avevano parimenti assunto lo stesso attributo di «guardiani della Terra Santa».

Cosa bisogna intendere, dunque, con il termine «Terra Santa» e a cosa corrisponde esattamente questo ruolo di «guardiani», il quale sembra collegato con un particolare tipo di iniziazione che è possibile chiamare «cavalleresca», dando a questo termine un’estensione più ampia di quanto si faccia ordinariamente.

Ne Il Re del Mondo, R. Guenon ha indicato l’espressione «Terra Santa» con un certo numero di sinonimi: «Terra Pura», «Terra dei Santi», «Terra dei Beati», «Terra dei Viventi», «Terra d’Immortalità», e queste designazioni equivalenti si riscontrano nelle tradizioni di tutti i popoli e si applicano essenzialmente ad un centro spirituale la cui localizzazione in una determinata regione può essere intesa, a seconda dei casi, sia in senso letterale che simbolico, oppure in entrambi i sensi. Ogni «Terra Santa» è anche designata con espressioni come: «Centro del Mondo» o «Cuore del Mondo».

Se consideriamo, per esempio, la tradizione ebraica, vediamo che nel Sepher Ietsirah, il primo e più importante scritto sulla Qabbalah, si parla del «Santo Palazzo» o «Palazzo Interiore» che è il vero «Centro del Mondo», nel senso cosmogonico [narrazione della creazione]; e vediamo anche che questo «Santo Palazzo» si riflette, nel mondo umano, nella residenza in un certo luogo della Shekinah, che è la «presenza reale» della Divinità.

570px-SciniaPer il popolo di Israele, questa residenza della Shekinah era il Tabernacolo (Mishkan) il quale, per questo motivo ed in forza di questa presenza, era considerato il «Cuore del Mondo», poiché era effettivamente il centro spirituale della sua tradizione. D’altronde, questo centro non fu un luogo fisso fin dall’inizio; quando si tratta di un popolo nomade, come in questo caso, il suo centro spirituale deve spostarsi con esso, rimanendo tuttavia sempre identico nel corso degli spostamenti.

Ciò che è detto qui per gli Israeliti può essere parimenti detto per tutti i popoli che sono in possesso di una tradizione veramente ortodossa; infatti, il popolo d’Israele non è il solo ad aver assimilato una sua terra al «Centro del Mondo» e ad averla considerata come un’immagine del Cielo, due idee che, del resto, sono in realtà una sola.

L’uso dello stesso simbolismo si ritrova presso altri popoli che possiedono anch’essi una «Terra Santa», cioè un luogo ove era posto un centro spirituale che per essi aveva un ruolo paragonabile a quello del Tempio di Gerusalemme per gli Ebrei.

Sotto questo profilo, la «Terra Santa» è l’equivalente dell’Omphalos greco, l’Axis Mundi, l’Ombelico del mondo, che era, anch’esso l’immagine visibile del «Centro del Mondo» per il popolo che abitava la regione in cui era posto (L’Omphalos di Delfi è uno dei più famosi).

Il simbolismo in questione si riscontra poi, ed in particolare presso gli antichi Egizi; infatti, secondo Plutarco, «gli Egizi danno alla loro regione il nome di Chémia [Kémi, in egizio, significa «terra nera», designazione di cui si trova l’equivalente anche presso altri popoli, da questo termine è derivato quello di alchimia (ove al è l’articolo arabo), che originariamente designava la scienza ermetica, cioè la scienza sacerdotale dell’Egitto] e la paragonano ad un cuore».

Secondo lo stesso Plutarco, il cuore mentre rappresentava l’Egitto, al tempo stesso rappresentava il Cielo: «Gli Egizi – egli dice – raffigurano il Cielo, che non potrebbe invecchiare perché è eterno, con un cuore posto su un braciere la cui fiamma ne alimenta l’ardore».

Si noterà che questo simbolo, con il significato che qui gli è dato, sembra poter essere accostato a quello della fenice. Cosicché il cuore è, ad un tempo, il geroglifico dell’Egitto e quello del Cielo, tanto più se si considera che è anche raffigurato con un vaso, il quale è poi lo stesso di quello che le leggende del Medioevo occidentale dovevano indicare col nome di «Santo Graal».

Da queste considerazioni si può concludere che vi sono tante «Terre Sante» particolari, per quante sono le forme tradizionali regolari poiché esse ne rappresentano i centri spirituali corrispondenti; ma il motivo per cui lo stesso simbolismo si applica uniformemente a tutte le «TerreSante» è che questi centri spirituali hanno tutti un’analoga costituzione, spesso fin nei minimi particolari, poiché essi sono altrettante immagini di uno stesso centro unico e supremo, che è, esso solo, il vero «Centro del Mondo».

In altri termini, esiste una «Terra Santa» per eccellenza, prototipo di tutte le altre; centro spirituale a cui sono subordinati tutti gli altri centri; sede della Tradizione primordiale da cui tutte le tradizioni particolari sono derivate per adattamento a tali o tal’altre condizioni definite, quali quelle di un popolo o di un’epoca. Questa «Terra Santa» per eccellenza è la «contrada suprema», secondo il significato del termine sanscrito Paradesha, da cui gli Occidentali hanno derivato il Paradiso; essa è in effetti il «Paradiso terrestre», che è esattamente il punto di partenza di tutte le tradizioni.

A questo punto dobbiamo aggiungere che il simbolismo della «Terra Santa» ha un duplice significato  che si ritrova parallelamente, ed in maniera molto netta, nel simbolismo del «Santo Graal», che è, ad un tempo, un vaso (grasale) ed un libro (gradale o graduale); quest’ultimo aspetto indica chiaramente la tradizione, così come l’altro concerne più direttamente lo stato corrispondente al possesso effettivo di questa tradizione, e cioè lo «stato edenico» allorché si tratta della Tradizione primordiale; e colui che è pervenuto ad un tale stato è, per ciò stesso, reintegrato nel Pardes (il cammino  mistico), per cui è possibile dire che la sua dimora è ormai nel «Centro del Mondo». Non è senza motivo che vengono accostati questi simbolismi, giacché la loro stretta similitudine dimostra che quando si parla della «cavalleria del Santo Graal» o dei «guardiani della Terra Santa», con queste due espressioni bisogna intendere esattamente la stessa cosa.

03webRimane da spiegare, in che consista propriamente la funzione di questi «guardiani» funzione che fu, in particolare, quella dei Templari.

Per comprenderne bene il significato, occorre distinguere tra i detentori della tradizione, che hanno la funzione di conservarla e di trasmetterla, e coloro che, per gradi diversi, ne ricevono solamente una comunicazione e, potremmo dire, una partecipazione. I primi, che sono i depositari ed i dispensatori della dottrina, rimangono alla fonte, che è propriamente il centro stesso; da qui la dottrina si comunica e si distribuisce gerarchicamente ai diversi gradi iniziatici.

Tutti coloro che partecipano della tradizione, dunque, non sono pervenuti allo stesso grado, né svolgono la stessa funzione.

Di conseguenza, questi «guardiani» hanno una doppia funzione: per un verso sono propriamente i difensori della «Terra Santa», nel senso che ne interdicono l’accesso a coloro che non possiedono le qualificazioni richieste per potervi accedere, costituendo così ciò che noi chiamiamo la sua «copertura esterna», nel senso che essi la nascondono agli sguardi profani; per l’altro verso essi assicurano, tuttavia, alcune regolari relazioni con l’esterno.

Questa seconda funzione di «guardiani» del centro supremo, consiste nell’assicurare alcune relazioni esterne, e soprattutto nel mantenere i legami fra la Tradizione primordiale e le tradizioni secondarie e derivate. Perché ciò sia possibile è necessario che, per ogni forma tradizionale, si abbia una o più organizzazioni costituite in base a questa stessa forma, secondo tutte le apparenze, ma composte da uomini che abbiano coscienza di ciò che è al di là di tutte le forme, vale a dire della dottrina unica che è la fonte e l’essenza di tutte le altre, la quale non è nient’altro che la Tradizione primordiale. In un mondo a tradizione giudeo-cristiana una tale organizzazione doveva, in un modo del tutto naturale, avere per simbolo il Tempio di Salomone; questo, d’altronde, avendo cessato d’esistere materialmente ormai da lungo tempo, non poteva avere allora che un significato del tutto ideale, essendo solo un’immagine del Centro supremo, come lo è ogni centro spirituale subordinato; la stessa etimologia del nome Gerusalemme indica abbastanza chiaramente che essa è solo un’immagine visibile della misteriosa Salem di Melchisedec.

s-l225Se tale fu il carattere dei Templari, per ricoprire il ruolo loro assegnato, che era relativo ad una determinata tradizione, quella dell’Occidente, essi dovevano rimanere collegati esternamente alla forma di questa tradizione, ma, al tempo stesso, l’aver coscienza della vera unità dottrinale li rendeva capaci di comunicare con i rappresentanti di altre tradizioni, è questo che spiega le loro relazioni con certe organizzazioni orientali e soprattutto, com’è naturale, con quelle che altrove svolgevano un ruolo simile al loro.

Ciò posto, si può comprendere, peraltro, come la distruzione dell’Ordine del Tempio abbia comportato per l’Occidente la rottura delle regolari relazioni col «Centro del Mondo»; ed è proprio al XIV secolo  (quel venerdì del 13 ottobre 1307) che occorre far risalire la deviazione che inevitabilmente doveva comportare una tale rottura, deviazione che gradualmente è andata accentuandosi fino ai nostri giorni. Tuttavia, non è possibile affermare che ogni legame sia stato reciso d’un sol colpo; per molto tempo ancora fu possibile, in una certa misura, mantenere delle relazioni, ma solo in maniera nascosta, per mezzo di organizzazioni come i Fedeli d’Amore, o come la I Rosacroce e senza dubbio molte altre ancora, tutte eredi dello spirito dell’Ordine del Tempio e per la maggior parte ad esso collegate a mezzo di una filiazione più o meno diretta.

Per concludere, citando Renè Guenon, ci poniamo oggi i seguenti interrogativi:

Per il mondo occidentale non vi è più una «Terra Santa» da custodire, poiché la via che conduce ad essa è ormai interamente smarrita; quanto tempo ancora durerà una tale situazione?

 Ed è possibile sperare che, prima o poi, la comunicazione possa essere ristabilita?

 Sono interrogativi ai quali non spetta a noi dare una risposta: a parte il fatto che noi non vogliamo arrischiare alcuna predizione, la soluzione dipende solo dall’Occidente stesso, poiché solo ritornando alle normali condizioni e ritrovando lo spirito proprio della sua tradizione, se ne ha ancora in sé la possibilità, l’Occidente potrà vedere riaprirsi la via che conduce al «Centro del Mondo».

 

14 luglio 2017

Carlo de Giacomo

 

 

Bibliografia di riferimento:

  1. Guenon, Simboli della scienza sacra. Adelphi, 1990
  2. Guenon, Il re del mondo. Adelphi, 1977
  3. Charpentier, I Misteri dei Templari, L’età dell’Acquario, 2007

 

Le vie della Conoscenza: convegno all’Oriente di Como

Il 25 Giugno 2017 a San Fermo della Battaglia (CO) in Villa Imbonati si è tenuto il convegno «La Via della Conoscenza», con il Patrocinio del Comune.

L’incontro si è inserito nelll’ambito dei festeggiamenti dei 300 anni della massoneria universale, consentendo di condividere con il folto pubblico i valori di questa meravigliosa Via Iniziatica.

19225328_223915328120402_7871198307364834751_nTra i relatori alcuni autori tra i più rappresentativi dell’a Continua la lettura di Le vie della Conoscenza: convegno all’Oriente di Como

VIAGGIO SIMBOLICO NEL RITO DI YORK

                                  Gran Commenda dei Cavalieri Templari d’Italia                                            

La Cripta del Re Salomone e il mistero Templare

di Massimo Agostini

Magna est veritas et praevalebit

Per il Massone la verità, quella iniziatica, è al contempo fonte e fine di una ricerca intima, unica, personale, la cui essenza non è solo razionale, ma necessariamente anche coinvolgente, emotiva, ispirata.

Una verità che per afferrarla necessita “di metodi e di strumenti”, ovvero di un “modus operandi”, che nulla a che vedere con l’erudizione, appartenendo ad una consapevolezza esperienziale intima, e per questo unica e irripetibile.

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 In questo magnifico viaggio nel mondo materiale possiamo decidere se essere viandanti che, attratti dai fuochi fatui dell’esistenza materiale, si perdono negli sterili meandri di circonvoluzioni senza meta, piuttosto che assumere le vesti del pellegrino che anela di varcare i veli della conoscenza, per ri-scoprire la propria essenza più intima, quella universale, che tutto comprende.

Nel percorso massonico i rituali, i simboli, il giusto salmodiare della “Parola””, rappresentano gli strumenti lasciati come eredità da chi ha vissuto il dono di quella verità.

La storia della Massoneria e ancor più quella dell’Arco Reale, si intreccia con la storia della costruzione di un Tempio, che va ben oltre al concetto di un luogo sacro destinato ad un culto. Il Tempio rappresenta infatti l’essenza di quella conoscenza spirituale che una volta acquisita, consente all’uomo “libero e di buoni costumi” di donare nuova luce all’umanità.

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  Il Tempio è quindi il frutto di un’Arte Sacra, che si realizza nel “Saper Essere” e quindi nel “Saper Fare”, trovando la sua sintesi nell’Essenza Demiurgica che ci appartiene.

Il sentiero iniziatico assume quindi l’espressione simbolica della costruzione del Sacro Tempio dell’Essere, dando voce allo spirito divino che vibra in noi.

In questo percorso, rilevante è il mistero racchiuso nel Rio di York, che trae la sua origine proprio da quelle tradizioni sacre che la sapienza di ‘Eccellenti Maestri’ ha saputo celare, per poi tramandarle di generazione in generazione.

Nel libro: “Rito di York: Storia e Metastoria”, di Tiziano Busca[1], Sommo Sacerdote del Rito di York, si legge: “Uno dei luoghi comuni più abusati parlando del Rito di York è quello che lo descrive come ‘Rito Americano’, mentre invece è più esatto dire che il Rito di York rappresenti la più pura e antica espressione della Massoneria delle origini, frutto di una evoluzione storica durata secoli e che ha avuto l’Europa come cuore. È avvenuto, questo sì, che il Rito trovasse da subito terreno fertile in America al punto che oggi è ritenuto il Rito massonico con maggior numero di aderenti.”

L’anima dello York appartiene ad una antica ritualità che viene indicata come quella degli Ancients, gli Antichi, che assieme ai Moderns, cioè gli speculativi ‘accettati’ sono oggi il seme della moderna massoneria, perdendo ogni riferimento all’esercizio effettivo del mestiere.

“Le ragioni che portarono ad una divisione, nella fase costitutiva di Anderson, tra gli Ancient e Modern era nella natura del principio iniziatico che distingueva la figura del Maestro. Anderson quando costituì la massoneria moderna nel 1717 prevedeva solo due gradi: Apprendista e Compagno, mentre solo nel 1720 introdusse la figura del Maestro, allineandosi alla struttura delle Logge di York.

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 Tra ‘modern’ e ‘acient’ rimase comunque la profonda differenza: i primi, ancora oggi, lavorano “alla ricerca della parola perduta” che invece negli ancient è costitutiva del percorso del Maestro. (…)

La peculiarità del Rito di York viene testimoniata non solo attraverso la diversa ritualità, ma anche dal possesso della parola e del segreto della conoscenza che, nel Rito di York, avviene già nel grado di Maestro dell’Arco Reale.[2]

Il sentiero di conoscenza del Rito di York trae la sua origine nei misteri contenuti negli antichi testi sacri e soprattutto nella Bibbia. Ogni grado contiene in sé la ricostruzione di vicende bibliche che, assumendo il valore di una “drammatizzazione”, conducono il postulante a varcare il velo spazio-temporale, consentendogli di vivere, nell’intimo della propria essenza, la “metastoria” iniziatica degli antichi costruttori del Tempio di Salomone.

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La trama espressa nel percorso massonico, e ancor più nel del Rito di York, è incentra infatti sulle vicende del Tempio di Re Salomone, dell’Arca dell’Alleanza e della “Parola Sacra”, perduta e ritrovata: una storia che trova nei simboli e nelle vicende narrate, il senso di un potente mistero iniziatico.

Aggeo rimprovera Zorobabele Giosuè Più che in altri Riti Ma
Aggeo rimprovera Zorobabele Giosuè

Più che in altri Riti Massonici, nel Rito di York è preponderante il riferimento all’Ordine Templare, dando seguito a quella avvincente trama legata ai segreti iniziatici celati dal Sommo Sacerdote nella Cripta del Tempio di Re Salomone.

Le ultime tre tappe del Rito di York infatti non sono gradi, come in altri Riti, ma bensì Ordini cavallereschi.

Un percorso rituale che assume la valenza di una vera e propria ierofania, attraverso il progressivo evolversi di un vissuto intimo personale: dall’Ordine della Croce Rossa, all’Ordine dei Cavalieri di Malta, per approdare, infine, avendo compreso il senso della “Parola Sacra del Maestro”, al sacro Ordine dei Cavalieri Templari, come monaci-guerrieri e custodi del segreto nascosto e ritrovato.

1200px-The_Shekinah_Glory_Enters_the_TabernacleUn percorso di Conoscenza che conduce il maestro alla scoperta della Shekinah, la presenza divina della Camera Capitolare del Rito di York, avendo assunto quello stato sacerdotale che consente di accedere al sacro mistero del Sancta Sanctorum del Tempio.

Il Rito di York, nella sua complessità simbolica e rituale, non è certamente l’unica fonte di quella Verità alla quale aspirano gli ‘Uomini liberi e di buoni costumi’, come per altro la Massoneria, a sua volta, non è l’unico sentiero capace di donare ‘Luce’ al ‘Pellegrino’ alla ricerca del Sacro.

La via della Conoscenza appartiene anche a chi sa, con sapienza, “riunire ciò che è sparso”, per poi scoprire che, una volta saliti sulla ‘Montagna Sacra’, ogni sentiero può condurre alla vetta.

E’ indiscutibile che i rituali e i simboli tramandati nel Rito di York, si diramano secondo due principi fondamentali: da un lato la volontà di tramandare un’essenza esoterica, volta alla realizzazione spirituale dell’uomo; dall’altro quella di consegnare ai posteri verità storiche, affinché non cadano nell’oblio di un potere ostile.

Come più volte riportato nei miei scritti: la storia è scritta dai vincitori, sicché ai perdenti non resta che tentare di tramandare la propria verità in modo nascosto.

Nel mondo ebraico era costume che la verità venisse trasmessa da padre in figlio attraverso una cerimonia “iniziatica” chiamata: “Benedizione”, ed è grazie a questa cerimonia, in uso fin dai tempi di Enoc, che alcuni antichi misteri sono giunti fino a noi.

Ci sono infatti momenti della vicenda biblica che assumono un ruolo fondamentale nella ricerca della verità, non solo spirituale, ma anche storica.

Come abbiamo detto, il rito di York esprime non solo i misteri di una storia tramandata, ma anche, e ancor di più, una conoscenza iniziatica espressa dai simboli, dalle parole sacre e di passo che si presentano nelle vari gradi.Figures_The_erection_of_the_Tabernacle_and_the_Sacred_vessels

Il Mistero della Camera Criptica, contiene infatti il simbolismo della caverna, quale espressione dell’incontro con i nostri demoni: ovvero con il lato più oscuro e impenetrabile dell’anima.

La caverna assume quindi il connotato di ciò che ci opprime e ci spaventa, è immagine dell’oltretomba, del viaggio della psiche nella propria coscienza svelata.

In essa vi alberga il senso della morte: di una fine che appartiene alla nostra incompiutezza materiale, ma capace, se svelata, di rigenerarci in una nuova consapevolezza che tutto comprende.

E’ da quella Cripta, e dai misteri divini, che gelosamente custodisce, che l’uomo trova l’alimento per la propria essenza spirituale e, con esso, le sacre leggi che guidano il cammino iniziatico: al pari di quella manna e di quelle leggi che il Signore concesse a Mosè nel deserto, per poi essere custodite nel sacro scrigno dell’Arca dell’Alleanza.

La potenza della manifestazione divina è però concessa solo al Maestro, al Sacerdote del Tempio, a colui che, attraverso un profondo percorso di Gnosi, ha saputo interpretare le leggi divine, completando la costruzione del proprio Tempio interiore.

Taber Utensilios del tabernaculoEcco allora il senso del passaggio dallo stato di maestro dalla Camera Criptica, a quello della Camera Capitolare dell’Arco Reale del Rito di York: un percorso che delinea il compimento della maestranza, simbolicamente rappresentato dalla capacità di riconoscere la pietra necessaria al completamento del Tempio del Signore.

La ‘Chiave di Volta’ costituisce infatti il principale elemento simbolico della Camera Capitolare: essa rappresenta la pietra erroneamente scartata dai maestri poiché ritenuta non conforme al progetto per la costruzione del Tempio, una pietra invece che risulterà fondamentale per il completamento dell’Opera.

chiave di voltaLa ‘Chiave di Volta’ diventa quindi il simbolo di quelle energie ritenute non conformi al giusto divenire dell’anima nel suo viaggio di rigenerazione spirituale, costituendo invece l’elemento portante per la propria realizzazione.

Ciò insegna che nel sentiero iniziatico nulla avviene per caso, e che ogni manifestazione,  per quanto ritenuta negativa, potrebbe avere in sé l’alito del disegno divino, quale elemento necessario per esprime la mirabile potenza divina che è in noi.  (Shekhinah).

La condizione del Maestro dell’Arco Reale corrisponde quindi a quello del Sommo Sacerdote, al Monacòs,  che partecipa dello spirto divino.

 Lo stato di Monacòs appartiene anche a quei Cavalieri che, giunti alla conoscenza del mistero sapientemente celato nella Cripta del Tempio di Re Salomone, attraverso la ‘Benedizione’ iniziatica, hanno ricevuto l’investitura a custodi della potenza espressa dall’Arca dell’Alleanza e dalla “Parola Perduta”.

Questo breve lavoro non può certamente considerarsi esaustivo nell’affrontare l’intima e complessa essenza esoterica del Rito di York, potendo tuttalpiù esprimere il profumo di una parziale interpretazione simbolica.

 .’.  Fr. Massimo Agostini  .’.

Il Rito di York è “Storia e Metastoria” e chi vorrà, potrà trovare ulteriori elementi di ricerca proposti dal fratello Massimo Agostini nelle sue recenti pubblicazioni:

  • “Il Mistero di Maria Maddalena – dai Vangeli gnostici ai Rex Deus”, Grapho5, 2012
  • “Nel Nome della Dea –sulle tracce dell’Antica Religione””, Tipheret Editore, 2015.
  • “ Et In Arcadia Ego – i miti dei Popoli del Mare”,  Tipheret Editore, 2017.

[1] Tiziano Busca: Rito di York-Storia e Metastoria, Tipheret editore, 2016.

[2] ibidem

Sito ufficiale della Gran Commenda dei caalieri templari d'Italia