VERSO IL CENTRO DEL MONDO

di Carlo de Giacomo

Il 15 luglio 1099 dopo un sanguinoso assalto Gerusalemme cade.

Il Tempio di Salomone è in mano ai Cristiani.

Nove cavalieri compiono il loro pellegrinaggio in “Terra Santa” ponendosi come compito principale quello di difendere i pellegrini nel loro difficile cammino dal porto di Jaffa alla città di Gerusalemme. Questa la storia, ma cosa ha spinto un appartenente all’aristocrazia medio alta quale era Ugo de Payns ad abbandonare tutti i suoi averi e a recarsi in Terra Santa per vivere di elemosine.

templariosimagens02Altrettanto inspiegabile, per gli stessi motivi è l’adesione ad un Ordine non ancora completamente riconosciuto di Ugo conte di Champagne, uno dei più potenti feudatari del Re di Francia; tale passo viene addirittura duramente criticato da San Bernardo da Chiaravalle che, in seguito a misteriosi motivi, da fiero oppositore all’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo, ne diventerà l’ideologo e il principale artefice del loro successo.

Per ben nove anni i cavalieri restano in nove, non accettano nessuno nel loro Ordine, ed è un numero esiguo al fine di espletare un compito tanto arduo quale quello cui si erano prefissi, ovvero rendere sicura una via infestata da predoni e banditi; inoltre risulta che in questo periodo i cavalieri non partecipano ad alcun combattimento nonostante le numerose campagne intraprese da Baldovino II per mantenere sicuro il regno. Solamente dopo il 1128, anno in cui Ugo de Payns, accompagnato da altri cinque cavalieri torna in Francia e l’Ordine viene ufficialmente riconosciuto al concilio di Troyes, l’Ordine si trasforma in un vero e proprio esercito.

È probabile che il principale compito dei cavalieri non sia stato la difesa dei pellegrini, bensì la ricerca di un qualcosa di celato, e proprio nel Tempio di Salomone. Non dimentichiamoci che il luogo più accanitamente difeso di Gerusalemme dai mori è stato proprio il Tempio, e forse non solo per motivi strategici.

Difatti dopo nove anni dediti alle ricerche e non alla difesa della Palestina, Ugo de Payns torna in Francia, dopo che sembra abbia ritrovato il tesoro tanto agognato.

Louis Charpentier nel suo testo “I misteri dei Templari” afferma che il tesoro è costituito dall’Arca dell’Alleanza e dalle Tavole della Legge, altri autori dal Sacro Graal che secondo alcuni sarebbe rappresentato da un vassoio d’oro, secondo altri da una pietra preziosa, ed infine da una coppa dove Giuseppe d’Arimatea avrebbe raccolto il sangue di Gesù.

Figures_The_erection_of_the_Tabernacle_and_the_Sacred_vesselsSono ipotesi difficilmente valutabili, certo qualcosa devono aver trovato, qualcosa che racchiuda il sapere Egiziano ed Ebraico.

Non bisogna comunque perdere di vista il significato simbolico, infatti il Graal rappresenta un importante simbolo mistico nella tradizione iniziatica cristiana che a sua volta sembra derivare dal Toson d’oro, altrimenti noto come Vello d’oro degli Argonauti, dall’Arca dell’Alleanza e da altri oggetti mitici che hanno come comune denominatore l’oro, il metallo rilucente da sempre ricercato dagli alchimisti.

Questo simbolo, che nelle diverse culture ha cambiato nome, ma non significato, potrebbe rappresentare l’illuminazione della verità, lo strumento di conoscenza, il Verbo, la Luce, tutto ciò che è in grado di illuminare l’intelligenza umana; pertanto secondo alcuni autori il Toson d’Oro, l’Arca dell’Alleanza o il Sacro Graal non sarebbero altro che il simbolo di un’unica conoscenza iniziatica che muta nome nel corso dei secoli.

Graal_DG RossettiFra gli attributi, poi, dei Templari, uno dei più conosciuti è quello di «guardiani della Terra Santa». Sicuramente, se ci si attiene al significato più esteriore, si trova una immediata spiegazione di ciò nel nesso che esiste fra l’origine di questi Ordini e le Crociate, poiché  per i Cristiani, come per gli Ebrei, sembra che la «Terra Santa» non indichi altro che la Palestina.

Tuttavia, la questione diventa più complessa allorché si consideri che diverse organizzazioni orientali, di indubbio carattere iniziatico, come gli Assassini e i Drusi, avevano parimenti assunto lo stesso attributo di «guardiani della Terra Santa».

Cosa bisogna intendere, dunque, con il termine «Terra Santa» e a cosa corrisponde esattamente questo ruolo di «guardiani», il quale sembra collegato con un particolare tipo di iniziazione che è possibile chiamare «cavalleresca», dando a questo termine un’estensione più ampia di quanto si faccia ordinariamente.

Ne Il Re del Mondo, R. Guenon ha indicato l’espressione «Terra Santa» con un certo numero di sinonimi: «Terra Pura», «Terra dei Santi», «Terra dei Beati», «Terra dei Viventi», «Terra d’Immortalità», e queste designazioni equivalenti si riscontrano nelle tradizioni di tutti i popoli e si applicano essenzialmente ad un centro spirituale la cui localizzazione in una determinata regione può essere intesa, a seconda dei casi, sia in senso letterale che simbolico, oppure in entrambi i sensi. Ogni «Terra Santa» è anche designata con espressioni come: «Centro del Mondo» o «Cuore del Mondo».

Se consideriamo, per esempio, la tradizione ebraica, vediamo che nel Sepher Ietsirah, il primo e più importante scritto sulla Qabbalah, si parla del «Santo Palazzo» o «Palazzo Interiore» che è il vero «Centro del Mondo», nel senso cosmogonico [narrazione della creazione]; e vediamo anche che questo «Santo Palazzo» si riflette, nel mondo umano, nella residenza in un certo luogo della Shekinah, che è la «presenza reale» della Divinità.

570px-SciniaPer il popolo di Israele, questa residenza della Shekinah era il Tabernacolo (Mishkan) il quale, per questo motivo ed in forza di questa presenza, era considerato il «Cuore del Mondo», poiché era effettivamente il centro spirituale della sua tradizione. D’altronde, questo centro non fu un luogo fisso fin dall’inizio; quando si tratta di un popolo nomade, come in questo caso, il suo centro spirituale deve spostarsi con esso, rimanendo tuttavia sempre identico nel corso degli spostamenti.

Ciò che è detto qui per gli Israeliti può essere parimenti detto per tutti i popoli che sono in possesso di una tradizione veramente ortodossa; infatti, il popolo d’Israele non è il solo ad aver assimilato una sua terra al «Centro del Mondo» e ad averla considerata come un’immagine del Cielo, due idee che, del resto, sono in realtà una sola.

L’uso dello stesso simbolismo si ritrova presso altri popoli che possiedono anch’essi una «Terra Santa», cioè un luogo ove era posto un centro spirituale che per essi aveva un ruolo paragonabile a quello del Tempio di Gerusalemme per gli Ebrei.

Sotto questo profilo, la «Terra Santa» è l’equivalente dell’Omphalos greco, l’Axis Mundi, l’Ombelico del mondo, che era, anch’esso l’immagine visibile del «Centro del Mondo» per il popolo che abitava la regione in cui era posto (L’Omphalos di Delfi è uno dei più famosi).

Il simbolismo in questione si riscontra poi, ed in particolare presso gli antichi Egizi; infatti, secondo Plutarco, «gli Egizi danno alla loro regione il nome di Chémia [Kémi, in egizio, significa «terra nera», designazione di cui si trova l’equivalente anche presso altri popoli, da questo termine è derivato quello di alchimia (ove al è l’articolo arabo), che originariamente designava la scienza ermetica, cioè la scienza sacerdotale dell’Egitto] e la paragonano ad un cuore».

Secondo lo stesso Plutarco, il cuore mentre rappresentava l’Egitto, al tempo stesso rappresentava il Cielo: «Gli Egizi – egli dice – raffigurano il Cielo, che non potrebbe invecchiare perché è eterno, con un cuore posto su un braciere la cui fiamma ne alimenta l’ardore».

Si noterà che questo simbolo, con il significato che qui gli è dato, sembra poter essere accostato a quello della fenice. Cosicché il cuore è, ad un tempo, il geroglifico dell’Egitto e quello del Cielo, tanto più se si considera che è anche raffigurato con un vaso, il quale è poi lo stesso di quello che le leggende del Medioevo occidentale dovevano indicare col nome di «Santo Graal».

Da queste considerazioni si può concludere che vi sono tante «Terre Sante» particolari, per quante sono le forme tradizionali regolari poiché esse ne rappresentano i centri spirituali corrispondenti; ma il motivo per cui lo stesso simbolismo si applica uniformemente a tutte le «TerreSante» è che questi centri spirituali hanno tutti un’analoga costituzione, spesso fin nei minimi particolari, poiché essi sono altrettante immagini di uno stesso centro unico e supremo, che è, esso solo, il vero «Centro del Mondo».

In altri termini, esiste una «Terra Santa» per eccellenza, prototipo di tutte le altre; centro spirituale a cui sono subordinati tutti gli altri centri; sede della Tradizione primordiale da cui tutte le tradizioni particolari sono derivate per adattamento a tali o tal’altre condizioni definite, quali quelle di un popolo o di un’epoca. Questa «Terra Santa» per eccellenza è la «contrada suprema», secondo il significato del termine sanscrito Paradesha, da cui gli Occidentali hanno derivato il Paradiso; essa è in effetti il «Paradiso terrestre», che è esattamente il punto di partenza di tutte le tradizioni.

A questo punto dobbiamo aggiungere che il simbolismo della «Terra Santa» ha un duplice significato  che si ritrova parallelamente, ed in maniera molto netta, nel simbolismo del «Santo Graal», che è, ad un tempo, un vaso (grasale) ed un libro (gradale o graduale); quest’ultimo aspetto indica chiaramente la tradizione, così come l’altro concerne più direttamente lo stato corrispondente al possesso effettivo di questa tradizione, e cioè lo «stato edenico» allorché si tratta della Tradizione primordiale; e colui che è pervenuto ad un tale stato è, per ciò stesso, reintegrato nel Pardes (il cammino  mistico), per cui è possibile dire che la sua dimora è ormai nel «Centro del Mondo». Non è senza motivo che vengono accostati questi simbolismi, giacché la loro stretta similitudine dimostra che quando si parla della «cavalleria del Santo Graal» o dei «guardiani della Terra Santa», con queste due espressioni bisogna intendere esattamente la stessa cosa.

03webRimane da spiegare, in che consista propriamente la funzione di questi «guardiani» funzione che fu, in particolare, quella dei Templari.

Per comprenderne bene il significato, occorre distinguere tra i detentori della tradizione, che hanno la funzione di conservarla e di trasmetterla, e coloro che, per gradi diversi, ne ricevono solamente una comunicazione e, potremmo dire, una partecipazione. I primi, che sono i depositari ed i dispensatori della dottrina, rimangono alla fonte, che è propriamente il centro stesso; da qui la dottrina si comunica e si distribuisce gerarchicamente ai diversi gradi iniziatici.

Tutti coloro che partecipano della tradizione, dunque, non sono pervenuti allo stesso grado, né svolgono la stessa funzione.

Di conseguenza, questi «guardiani» hanno una doppia funzione: per un verso sono propriamente i difensori della «Terra Santa», nel senso che ne interdicono l’accesso a coloro che non possiedono le qualificazioni richieste per potervi accedere, costituendo così ciò che noi chiamiamo la sua «copertura esterna», nel senso che essi la nascondono agli sguardi profani; per l’altro verso essi assicurano, tuttavia, alcune regolari relazioni con l’esterno.

Questa seconda funzione di «guardiani» del centro supremo, consiste nell’assicurare alcune relazioni esterne, e soprattutto nel mantenere i legami fra la Tradizione primordiale e le tradizioni secondarie e derivate. Perché ciò sia possibile è necessario che, per ogni forma tradizionale, si abbia una o più organizzazioni costituite in base a questa stessa forma, secondo tutte le apparenze, ma composte da uomini che abbiano coscienza di ciò che è al di là di tutte le forme, vale a dire della dottrina unica che è la fonte e l’essenza di tutte le altre, la quale non è nient’altro che la Tradizione primordiale. In un mondo a tradizione giudeo-cristiana una tale organizzazione doveva, in un modo del tutto naturale, avere per simbolo il Tempio di Salomone; questo, d’altronde, avendo cessato d’esistere materialmente ormai da lungo tempo, non poteva avere allora che un significato del tutto ideale, essendo solo un’immagine del Centro supremo, come lo è ogni centro spirituale subordinato; la stessa etimologia del nome Gerusalemme indica abbastanza chiaramente che essa è solo un’immagine visibile della misteriosa Salem di Melchisedec.

s-l225Se tale fu il carattere dei Templari, per ricoprire il ruolo loro assegnato, che era relativo ad una determinata tradizione, quella dell’Occidente, essi dovevano rimanere collegati esternamente alla forma di questa tradizione, ma, al tempo stesso, l’aver coscienza della vera unità dottrinale li rendeva capaci di comunicare con i rappresentanti di altre tradizioni, è questo che spiega le loro relazioni con certe organizzazioni orientali e soprattutto, com’è naturale, con quelle che altrove svolgevano un ruolo simile al loro.

Ciò posto, si può comprendere, peraltro, come la distruzione dell’Ordine del Tempio abbia comportato per l’Occidente la rottura delle regolari relazioni col «Centro del Mondo»; ed è proprio al XIV secolo  (quel venerdì del 13 ottobre 1307) che occorre far risalire la deviazione che inevitabilmente doveva comportare una tale rottura, deviazione che gradualmente è andata accentuandosi fino ai nostri giorni. Tuttavia, non è possibile affermare che ogni legame sia stato reciso d’un sol colpo; per molto tempo ancora fu possibile, in una certa misura, mantenere delle relazioni, ma solo in maniera nascosta, per mezzo di organizzazioni come i Fedeli d’Amore, o come la I Rosacroce e senza dubbio molte altre ancora, tutte eredi dello spirito dell’Ordine del Tempio e per la maggior parte ad esso collegate a mezzo di una filiazione più o meno diretta.

Per concludere, citando Renè Guenon, ci poniamo oggi i seguenti interrogativi:

Per il mondo occidentale non vi è più una «Terra Santa» da custodire, poiché la via che conduce ad essa è ormai interamente smarrita; quanto tempo ancora durerà una tale situazione?

 Ed è possibile sperare che, prima o poi, la comunicazione possa essere ristabilita?

 Sono interrogativi ai quali non spetta a noi dare una risposta: a parte il fatto che noi non vogliamo arrischiare alcuna predizione, la soluzione dipende solo dall’Occidente stesso, poiché solo ritornando alle normali condizioni e ritrovando lo spirito proprio della sua tradizione, se ne ha ancora in sé la possibilità, l’Occidente potrà vedere riaprirsi la via che conduce al «Centro del Mondo».

 

14 luglio 2017

Carlo de Giacomo

 

 

Bibliografia di riferimento:

  1. Guenon, Simboli della scienza sacra. Adelphi, 1990
  2. Guenon, Il re del mondo. Adelphi, 1977
  3. Charpentier, I Misteri dei Templari, L’età dell’Acquario, 2007

 

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